Corea: arrivo a Busan, l’ isola di Jeju e la capitale Silla di Gyeonju

04-10 Maggio 2013

Da Shimonoseki, porto giapponese nel sud del paese, salpo sul traghetto notturno della Kampuferry in direzione di Busan, Corea del Sud.

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Salgo sul ponte più alto del traghetto e di istinto mi ritrovo assieme ad altre persone a prua della nave a guardare il Giappone che si allontana. Curioso che l’ uomo si giri a guardare il passato piuttosto che il futuro, mettendosi a prua cercando la Corea, prossima tappa.

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Beh, il viaggio è stato molto facile e supereconomico! L’ opzione traghetto per viaggiare dal Giappone alla Corea del Sud è senz’altro altro da consigliare, soprattutto con questa compagnia, poco conosciuta dai turisti occidentali tanto è che i passeggeri erano o coreani o giapponesi…ed io 🙂 .
Il tragitto è notturno quindi si risparmia anche sull’ alloggio in città. E poi spesso ci sono offerte scontate. Unico “problema”: si prenota solo per telefono quindi occorre farsi aiutare da un giapponese (le receptionist degli ostelli sono utilissimi!!). Noto come anche sulla nave non poteva mancare una sala da karaoke 🙂

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Non possono proprio farne a meno!

In 2 classe ci si trova a dormire assieme ad altre persone (uomini e donne separati..) sdraiati su un tatami ma assolutamente comodi…e si fa subito amicizia con i locali 🙂

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È incredible come solo quasi 4 settimane passate in Giappone mi abbiano influenzato.
I primi giorni che sono stato in Giappone rispondevo “gracias” (venivo da 5 mesi nel centro-sud America!).
Adesso mi ritrovo a rispondere “arigatou”!!

E già rimpiango i modi di fare dei giapponesi. Qui in Corea per carità, sono supergentili ed ospitali, ma nessuno mi saluta o ringrazia ogni secondo quando entro in un negozio o compro qualcosa al bar 🙂

Così come le strade sono decisamente più sporche ed ahimè come negli altri paesi asiatici qui la gente usa sputare a terra.

Il rispetto delle file poi dimenticatevele! All’ ingresso della metro c’è uno spingi-spingi degno di un qualsiasi paese latino. Ah Giappone come sei lontano!

Anche il look è completamente diverso. Chissà perché ma sembra che qui alle persone piaccia vestirsi in tenuta sportiva con tuta tecnica come se andassero a partecipare alle olimpiadi. Le ragazze da giovani portano capelli lisci e lunghi ma con l’ età si sa i gusti cambiano e TUTTE decidono per un taglio corto cotonato. Mah!

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Non sapete riconoscere un coreano da un altro paese asiatico? Un trucco: se portano questi cappelli con visiera esagerata tipo padella allora non potete sbagliarvi 🙂

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Ne vendono a migliaia per le strade.

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Ma la Corea è un paese economico e soprattutto sicuro!! La criminalità è a livelli molto bassi..Come in Giappone! Sono inoltre di indole gentile e cordiale.

Curiosità:
Non si può venire qui e non bere il Makkoli, una bevanda alcolica leggera frutto della fermentazione del riso che sia nel colore che nella confezione sembra di bere latte! E tutti in Corea al ristorante vi appioperanno il kimshi, leggermente piccante, assieme ad una miriade di piccole dosi di antipasto. Qui adorano talmente tanto il kimshi che quando fanno le foto dicono “kimshiiiii”!

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Anche se qualcuno mi deve spiegare perché solo qui in Corea si usano le bacchette di metallo invece che di legno, più pesanti e difficili da maneggiare!!

A guardarli bene i coreani sono più simili ai cinesi che ai giapponesi. E non posso fare a meno di notare che il numero di ragazze cicciottelle è nettamente superiore alle giapponesi o altri popoli del Sud Asia. Ma che si mangiano?!

Eccomi dunque a Busan, seconda città più grande della Corea del Sud dopo la capitale Seoul.
Non mi sarei mai immaginato di trovare una città di porto così altamente sviluppata! Avevo una idea completamente diversa della Corea. Un sistema della metro moderna ed efficiente, ponti maestosi, grattacieli, servizi funzionanti. Che stretta al cuore confrontarla con la nostra capitale, Roma, e vedere che addirittura Busan offre di meglio per i cittadini!
Come in Giappone, anche qui di emigrati che fanno/accettano lavori umili non se ne vedono. Tutti coreani! Per le strade girano principalmente auto coreane come Kia, Hyundai e Daewoo. Il 99% ha un telefono coreano Samsung o LG. Insomma, il made in Corea viene acquistato ed in effetti qui si producono marchi importanti a livello mondiale. È un paese con interessanti basi economiche!

Curiosità: le indicazioni sui cartelli sono sempre riportate in almeno 3 lingue, ovvero coreano, cinese e giapponese. Così come gli annunci della metropolitana.

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Prima tappa come turista della città è il mercato del pesce di Jagalchi. Una quantità mostruosa di pesce vivo!

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Ed al piano superiore si mangia pesce fresco seduti alla maniera coreana, con una fila di scarpe buttate a terra. Mi sono adeguato…

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Avevo sentito parlare di un tempio fronte mare qui a Busan. Molto interessante infatti il tempio buddista Haedong Yonggungsa, con una incredibile vista. È la prima volta che ne vedo uno cosi’! Addobbato poi a festa per il compleanno prossimo di Buddha, durante il quale, in ogni paese del mondo, si svolge la “festa delle lanterne”.

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Sopratutto noto come in Corea i buddhisti preghino in maniera diversa che in Giappone. In effetti, in Asia ogni nazione ha il suo modo di “chinarsi” davanti al grande Buddha…

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Ok, questi pero’ hanno esagerato. Pregano anche davanti ai pupazzi!!

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E come in Giappone, anche qui intorno ad un tempio si vedono una miriade di bancarelle di souvenir o dolci. Ben diverso dalle chiese cristiane o mecche mussulmane dove guai mischiare le due cose.

A Busan ci sono due luoghi dove si svolge la “movida” locale: principalmente nel quartiere universitario “Kyungsung” oppure sulla bella spiaggia di “Gwangan”, con un lungomare pieno di locali davanti all’ imponente ponte di Gwangan stile Brooklyn.

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In effetti la spiaggia di Gwangan…e’ l’ unica (piccola) spiaggia di Busan assieme a Haeundae 😉

Ma quest’ ultima e’ dove in realta’ vengono i locali a passare la classica domenica al mare, con tanto di concerto musicale.

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Oltre alla vita notturna fatta di bar e locali, in Corea esistono interi quartieri a “luci rosse” sebbene la prostituzione sia illegale, pieni di motel dai nomi fantasiosi e luci degni di Las Vegas. E curiosamente qui vengono anche molte coppie per avere intimità. Già perché in Corea i figli molto spesso se ne vanno da casa dopo il matrimonio!!

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Il giorno dopo svegliataccia per prendere il primo volo verso l’ isola di Jeju, prossima destinazione. Finalmente torno al mare dopo l’ Isola di Pasqua… Sembra passata una eternità!

In aeroporto sono circondato da coreani in tenuta da sport come se andassero a fare le olimpiadi! Qui è così! Trovano queste tute high-tech usate in montagna talmente comode, che decidono di mettersele per uso quotidiano assieme a scarpe da corsa. Mah. E naturalmente le signore hanno il loro immancabile cappello-padella e taglio corto cotonato…

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Curiosità:
Busan, seconda città più grande della Corea, è magnificamente collegata con il mondo. Grazie alla linea low cost Jeju airway, con volo diretto si può raggiungere Hong Kong e Bangkok, ovvero due importanti hub con i paesi asiatici ed occidentali, oltre ad un volo diretto con Nagoya (Giappone). Incredible!!

Ed un utilissimo sito per districarsi tra le varie città con treno e bus (orari, tragitto, tempi, etc) è koreatransportation.

L’ isola di Jeju è la più grande e conosciuta nella Corea del Sud e fa provincia. Anzi, è l’ unica provincia autogovernata della Corea.
Jeju fu infatti un regno indipendente per poi essere stata annessa come provincia coreana.

E come in tutte le isole, anche gli abitanti di Jeju si sentono poco “vicini” al paese madre.

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Destinazione classica dei viaggi di nozze dei coreani e luogo dove hanno girato molti film locali. Motivo? Beh, l’ isola ha origini vulcaniche di circa 1,8 milioni di anni fa ed offre scenari interessanti e spiaggie di acqua turchese degne dei caraibi.

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La maniera più rapida (ed incredibilmente anche la più economica) è prendere un volo da Seoul o da Busan con la linea aerea Jeju air. Da Busan vola anche la linea Airbusan, ancora più economica. Sto parlando comunque di voli andata/ritorno per max 90€!

L’ isola non è piccola ma nemmeno troppo grande. Sentendo un po’ di pareri avevo deciso di dedicare 2 notti e 3 giorni, ma in realtà 2 giorni sono più che sufficienti. Il modo migliore per girarla è con un’ auto a nolo. I taxi sono costosissimi ed il bus offre corse poco frequenti e le cose da vedere sono distanti l’ uno dall’ altro.
Appena arrivo nella mia guesthouse a Jeju city, vengo subito trascinato in escursione full-day a bordo di un minivan con degli ospiti dell’ ostello. Ottima maniera per vedere la parte est assieme ad altre persone ed una guida locale che parla un ottimo inglese!
Eccoci dunque nella spiaggia di “Samyang Black Sand”, con una incredible acqua cristallina.

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A seguire le cave Manjanggul, tunnel creati dalla lava. Enormi! Peccato non fossero belle come quelle delle Galapagos.

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Poco lontano invece il bellissimo cratere vulcanico di “Seongsan Ilchulbong“, formatosi 7,000 anni fa per eruzioni vulcaniche dal mare. Parte del Patrimonio della Umanita’ secondo l’ Unesco, in cima si ha una stupenda vista del mare e dell’ isola di Jeju.

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Proprio ai piedi del cratere poi incontro delle curiose coreane che, seguendo una locale tradizione, indossano una esagerata muta per immergersi in acque poco profonde in apnea a raccogliere alghe ed a cacciare polipi. Con tanto di canto propizio alla raccolta. Mah.. Tradizioni dure a morire 🙂

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Ma il giorno dopo decido per un’ auto a nolo e punto verso la parte ovest e sud.
Come prima tappa…un volo in tandem con il parapendio per vedere l’ isola di Jeju da un’ altra prospetiva. Easy!

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Solo dopo proseguo la mia escursione e mi dirigo verso la più bella spiaggia dell’ isola, sulla costa occidentale: Hyeopjae, acqua turchese ed una vista dell’ isoletta Biyangdo.

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Ma agli amanti delle stranezze di Madre Natura (come me), suggerirei di puntare poi a sud verso la spiaggia di Jungmun Daepo. Qui, per circa 2 km, si trova una costa di lava basaltica a forma colonnare chiamata Jusangjeolli. Bellissime!

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Guidando per le lunghe e rettilinee strade dell’ isola, oltre a strani incontri su strada,

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stuzzica la mia attenzione un cartello che indica la presenza di un Museo del sesso. Wow?! Nell’ isola di  Jeju un museo del sesso??!! Beh, non avevo tempo di visitarlo ma alcune sculture esterne meritavano una foto 🙂

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E poi ancora più curioso è stato vedere questi totem di pietra vulcanica tipo moais di Rapa Nui. Ma cosa rappresentano?

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Sono chiamati “Harubang”, ovvero “nonno di pietra”, e posizionati fuori le porte della città servivano a mantenere lontani gli spiriti maligni.

Tra le tante fermate che ho fatto in questa lunga giornata in auto per l’ isola di Jeju, mi sono ritrovato ad un certo punto davani ad un circo acquatico ed una piscina esterna per attrarre le persone, con dentro dei pinguini della Patagonia e foche. Che stretta al cuore vederli lì dopo che solo qualche mese fa avevo visto e toccato da vicino dei loro simili…ma in piena libertà! Galapagos, Tierra del Fuego, Australia, Sud Africa…

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Torno in città (ovvero Jeju city…che fantasia di nome! ) e mi ritrovo in mezzo al traffico di una città con luci e cemento, lontana dalla natura che ho appena visto. Hmmm…

Tirando le somme, l’ isola di Jeju è interessante da vedere ma al massimo starei due giorni.

È tempo di riprendere il volo Jeju airways e tornare a Busan. Prossima tappa la capitale Silla di Gyeonju.

Ho tutta la intenzione di cercare luoghi che siano un buon mix tra tradizione coreana e bellezze naturalistiche.
Come già detto e verificato, Busan ha una incredibile e sviluppata metropolitana che a prezzi ridicoli (1€!!) permette di raggiungere praticamente qualsiasi luogo strategico della città. Non ultimo il terminal dei bus da dove ogni 15 minuti ne parte uno per Gyeonju, puntuale, comodissimo e pulitissimo!!
Fantastica la Corea.
È come avere i buoni servizi giapponesi ma molto più economici 🙂

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Ed eccomi qui, nella capitale della dinastia Silla che ha regnato sull’ isola per ben 1000 anni.

La citta’ e’ uno strano mix tra moderno ed antico, circondato ovunque da montagne e natura, in particolare dalla montagna Narsana dove si possono fare escursioni, oppure  verso est, dove si trovano i templi.

Ed infatti, una delle prime cose che faccio scaricati i bagali nel mio ostello, e’ andare a vedere un specie di spettacolo dimostrativo di artimarziali, proprio sul picco della montagna Manhobong, ad est della citta’.

In Corea e’ molto richiesto (ed offerto) il concetto di “temple stay”, ovvero di dormire in un tempio assieme ad i monaci per una esperienza “mistica”, magari associata all’ insegnamento delle arti marziali.

Uno di questi templi dove e’ possibile dormire si trova qui, a Gyeongju.

Il Golguram Hermitage.

Un po’ lontano dalla citta’, ma arrivato con il bus locale mi trovo davanti ad una serie di statute di monaci in posizioni pronti all’attacco.E poi tra qualche giorno e’ il compleanno di Buddha ed in tutto il Paese e’ una esplosione di lanterne dai mille colori!

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Lo spettacolo dimostrativo, davanti al silenzio delle montagne ed immerso nella natura,  e’ in effetti interessante e come al solito sono l’unico turista straniero per cui tutto quello che hanno spiegato in coreano…rimarra’ un mistero per me 🙂

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Ed uscendo da qui noto per la prima volta una usanza cuoriosa dei coreani. Comprano delle tegole che serviranno a rinnovare il tetto di un edificio del complesso dei monaci, scrivendoci sopra qualcosa. In tale maniera il loro desiderio si avverera’! Se lo dicono loro..

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Qui vicino il famoso Bulguksa temple, nel pieno delle decorazioni per la festa delle lanterne.

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ed il Seokguram Grotto, un enorme Buddha ricavato dentro una grotta.

Purtroppo niente foto dentro la grotta, ma ho vuluto immortalare questa tipica e “comoda” posizione dei coreani per sedersi. Sembra che qui in Asia ogni popolo abbia la sua posizione diversa di mettersi seduti!

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Come gia’ constatato piu’ volte, deve essere periodo di escursioni didattiche per gli scolari in Corea, perche’ mi ritrovo anche qui una marea di bambini che, piu’ o meno in maniera educata ed ordinata, vengono fatti pascolare a gruppetti da un posto all’altro da degli specie di tutor. Ahime’ togliendomi il silenzio meritato da un posto cosi’!

Ma forse quello che piu’ mi ha colpito e’ l’ interessante Museo Nazionale Gyeongju ed i suoi dintorni.

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Il museo (ad entrata gratuita!!) mi ha offerto la possibilita’ di capire la storia antica del paese Corea, dove per 1000 anni e’ stata dominata dalla dinastia dei Silla con capitale antica appunto la citta’ di Gyeongju, e di vedere alcune ricchezze dei sovrani.

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Non lontano dal museo si trovano le tombe dei signori anichi della dinastia Silla, curiosamente a forma di colline!!Se non me lo avessero detto, mai avrei pensato che sotto ci sono dei sarcofagi!!

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Con delle curiose signore all’opera per piantare dei fiori…

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Cosi’ come altre due immancabili attrazioni sono il piu’ antico osservatorio astronomico della storia, l’ osservatorio Cheomseongdae (ed i suoi immancabili bambini casinisti nei dintorni…)

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e lo splendido laghetto di Anapji, dove i Silla andavano a rilassarsi e che avevano riempito di animali selvatici liberi di girare nel parco intorno. Ahime’ gran parte delle strutture sono ricostruite per cui di originale c’e’ rimasto ben poco.

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Purtroppo la “mitica” capitale dei Silla e’ oggi piu’ una moderna cittadina, con gli immancabili negozi lungo la strada  di articoli sportivi tanto cari ai coreani, calze per donne abbastanza improponibili in Europa…ed una signora stanca che se la dorme davanti al suo stand espositivo al mercato.

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Intorno, alcune rovine e tombe che ricordano al popolo quella che un tempo deve essere stata una importante capitale. Ma di fatto non mi ha lasciato soddisfatto come invece pensavo dopo aver saputo la storia del posto. Peccato.

La citta’ di Gyeongju e’ tanto moderna che esiste una stazione del treno futuristica ed una linea del treno ad Alta Velocita’ che la collega con la attuale capitale della Corea, Seoul!! Mia prossima destinazione…

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Buon viaggio a tutti!

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