Varanasi ed il fiume sacro Gange

07-09 Novembre 2012

Alle 5.30 precise del mattino il treno arriva nella stazione di Varanasi.
Non essendo la ultima fermata della corsa e’ stato saggio aver messo la sveglia per l’orario previsto di arrivo. Almeno non mi sono ritrovato chissa’ dove quando mi svegliavo!!!

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La stazione di Varanasi e’ molto piu’ grande di quella di Agra ma conserva tutte le sue caratteristiche. Anzi..oltre ai topi qui pascolano anche le mucche!

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Varanasi e’ considerato un luogo sacro e quasi una tappa d’obbligo una volta nella vita per chi e’ di religione indu’. Un po’ come la Mecca per i mussulmani od il Vaticano per i cattolici.
Non si puo’ dunque venire in India senza averla visitata.
Varanasi e’ l’India.
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Mi viene a prendere un tuk tuk chiamato dal mio ostello, il Suraj Guest House. Abbastanza carino e sopratutto economico, con internet gratuito e vicinissimo al sacro fiume Gange.
Appena arrivato, il simpatico proprietario della guesthouse (nel vero senza della parola visto che lui e la numerosa famiglia vivono al piano di sotto) mi offre di fare gratuitamente (incredibile!!) un giro in barca per dare la prima occhiata alle sponde del fiume con la prima luce del giorno.

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Sulla barca incontro Cynthia, una ragazza cilena in viaggio da 3 mesi da sola per l’India. Ha tutta la mia stima!
Durante i 2 giorni in cui sono stato a Varanasi sono andato piu’ volte in giro in barca ad un costo ridicolo (appena 200Rs/ora, circa 3€, che diviso in due e’ ancora piu’ economico).
Basta andare verso la sponda del fiume e sarete circondati da persone (ed anche giovanissimi ragazzi!!) con le quali potete contrattare una imbarcazione.
Un giorno ci porta in giro un ragazzo di appena 14 anni. Porta la gente in giro la mattina all’alba e poi va a scuola dalle 7 alle 14.
Naturalmente anche sul fiume esistono i venditori ambulanti. Di che merce? Beh, di candele con fiori da far galleggiare sul sacro fiume.

Varanasi (191) Peccato vedere bambini e non adulti a fare questo “mestiere”, come questa bellissima bambina indiana.

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Si riesce quindi ad “apprezzare” il fiume Gange e tutto cio’ che accade sulle sue sponde nei due momenti piu’ significativi della giornata: l’alba ed il tramonto. Sopratutto cio’ che accade sui vari “ghat” esistenti, ovvero delle scalinate che portano dalla banchina al fiume (ghat=scale).

Sul ghat principale, il Rajendraprasad,

Varanasi (243)alle prime ore di ogni giorno infatti oppure verso sera intorno alle 18.15, si svolgono delle cerimonie per “benedire” il fiume sacro ad opera di sacerdoti a ritmo di musica e canti religiosi.

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Questo evento richiama un gran numero di persone, turisti stranieri ed indiani cosi’ come i “fedeli”, in un enorme agglomerato di gente sulla banchina del ghat e sul fiume. Davanti infatti parcheggiano letteralmente centinaia di piccole barchette prese a noleggio…come la nostra.
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Sempre in zona ghat Rajendraprasad stazionano santoni vestiti di arancione con una lunga barba bianca (che dopo avergli fatto lafoto ti chiedono dei sodi!!), venditori di fiori e candele da rilasciare sul fiume,
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 Varanasi (150) Varanasi (156)ma anche persone, sopratutto anziane, che offrono a pagamento un massaggio su dei lettini. Si, avete capito bene…un massaggio! Ma mi devono pagare loro per toccarmi!!!
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Se appunto il ghat Rajendraprasad e’ il luogo dove si svolgono cerimonie di benedizione del fiume, lungo tutto la sponda del Gange si possono vedere uomini/donne/bambini al mattino come a sera farsi il bagno, lavarsi i vestiti e bere l’acqua!!! Per loro ha un grosso significato religioso essendo l’acqua del fiume consideranta santa. Ma se lo facessi io sarebbe morte certa.
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Il bello che tutto cio’ accade a pochi metri da un altro ghat importantissimo, il Mani Karnika. Qui ogni giorno 24h vengono cremate le persone su dei piloni di legno fatti bruciare fino a quando il corpo non e’ diventato cenere. Poi si butta sul fiume quello che ne rimane.
Il corpo che brucia si vede benissimo ve lo posso assicurare, ed il pensiero che a pochi metri c’e’ gente che beve quell’acqua o ci si lava, fa molto riflettere diciamo.
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L’aria che si respira era molto densa e non mi e’ sembrata molto salutare.
Curiosita‘:
Mani karnika ghat significa il lingua indi letteralmente “scale dell’orecchio di diamante” che leggenda vuole appartenesse alla moglie della divinita’ indu Shiva.Ma perche’ cremano le persone e le riversano sul fiume? Secondo la credenza indu chi viene cremato qui raggiunge direttamente il Nirvana. Esiste una lunghissima fila di attesa. Immaginatevi quante persone vivono e muoiono ogni giorno in India e che vogliono venire qui dopo la morte. Fate voi il calcolo. Ecco perche’ le attivita’ di crematura sono continue, ogni giorno ad ogni ora.
La legna e’ costosa ed i familiari devono spendere parecchi soldi per procurarsela. Fare fotografie da vicino non e’ consentito per rispetto, per cui dalla barca si riesce a riprendere stando solo un po’ lontani.
La cosa che colpisce e’ che mentre si vedono tanti focolari lungo il ghat ed i relativi famigliari seduti davanti a vedere il proprio parente bruciare, tutto intorno “pascolano” cani randagi e mucche in cerca di cibo….
Sempre lungo le sponde si possono incontrare facilmente ragazzi che movimentano un piatto enorme come ai tempi della ricerca dell’oro nel Far West. Ed infatti cercano l’oro. Anelli, orecchini ed di cui sono piene le donne indiane e che una volta bruciati e buttati in fiume vengono a perdersi.
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Durante una delle “escursioni” in barca mi e’ capitato di vedere su un’altra barca un gruppo di persone che trasportavano un corpo integro, non cremato, portarselo al largo e gettarlo nel fiume…
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Perche’?
Beh, non tutti hanno i soldi per comprare la legna per cui buttano il corpo direttamemte nel fiume sacro.
Inoltre alcune categorie di indu, come per esempio i sacerdoti, non necessitano di essere cremati per essere “purificati”. Durante la loro vita sono gia’ stati “puri”. Quindi il fiume Gange e’ un ricettacolo di corpi interi morti o cremati.
Ma quello che colpisce, in pieno stile indiano, e’ che nonostante il Gange sia considerato sacro dagli indu al punto da voler essere “sepolti” qui, da volerne bere l’acqua o farsi il bagno la mattina o lavarsi i panni per “benedirsi”….la inquinano di spazzatura!!! Ma come…ma non era un fiume sacro???
Varanasi (145) Varanasi (202)A Varanasi infine esiste un altro luogo sacro agli indu e quindi destinazione d’obbligo: il “Golden Temple“.
Si trova in pieno centro storico e per accedervi si puo’ passare attraverso uno dei 4 ingressi, tutti controllati severamente da poliziotti e da metal detector. Va beh, diciamo che il numero di poliziotti era esagerato tanto che molti di loro passavano la loro intensa giornata seduti a leggere od a bere qualcosa…
Di fatto per poter entrare occorre NON avere con se macchina fotografica/videocamera/cellulare ed avere con se un passaporto. La copia non e’ valida.E sapete cosa ho trovato all’ingresso del tempio? Il simbolo della svastica!
Varanasi (128)Eh si, mentre nel resto del mondo occidentale questo simbolo richiama il periodo fascista/nazista, nella religione indu e’ un simbolo di fortuna, ereditato dai greci e romani. Che peccato che nel mondo moderno si associ a ben altro!Infine una piccola chicca dove andare a mangiare. Si chiama “Ganga Fuji”, proprio al lato del Golden Temple, ed offre ad un buon prezzo ottima cucina indiana e musica dal vivo!
Varanasi (183)Varanasi e’  stata l’ultima tappa del mio viaggio in India e sono pronto per rilassarmi ora sulle solari spiaggie dello Sri Lanka!!
Categorie: India | Tag: , , , , , | 2 commenti

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2 pensieri su “Varanasi ed il fiume sacro Gange

  1. Pingback: Varanasi ed il fiume sacro Gange | Max Rocca "A curious traveler"

  2. Ho trovato questo blog su google, sto leggendo con gusto tutti i post che riesco… il blog e’ semplicemente fantastico, complimenti.

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