Hue e la DMZ: patrimonio dell’Umanita’ e la guerra del Vietnam

14-15 Ottobre 2012

Come previsto, il viaggio da Hanoi non e’ stato dei piu’ rilassanti. Ma l’importante e’ essere qui. Il mio visto scade il 19 di Ottobre ed ho ancora un SACCO di cose da vedere e fare.
Il vantaggio di viaggiare di notte e’ che si risparmia sul costo dell’hotel e si coprono le distanze che separano i diversi luoghi mentre dormi.
Arrivo infatti ad Hue alle 9 del mattino e dopo una ricca doccia e colazione sono pronto per visitarla.

Hue e’ stata la capitale della dinastia Nguyen dal 1802 al 1945, hanno in cui la capitale e’ stata spostata ad Hanoi.

Qui infatti si trova la cittadella antica, all’interno della quale e’ localizzata un’altra cittadella, quella imperiale, dove vivevano gli imperatori e famiglia.
Oggi Hue e’ considerata patrimonio dell’Umanita’ dall’Unesco.

Curiosita’:
Il Vietnam ha dovuto subire due volte nel corso della sua storia, la triste separazione tra il nord ed il sud.
La prima e’ avvenuto a meta’ del 1500, quando nel Vietnam esistevano due grandi dinastie una delle quali quella di Nguyen appunto. I relativi capi erano chiamati “lord”. Solamente quando la dinastia Nguyen riesce ad avere la meglio il paese venne unificato nel 1802.
La seconda volta e’ storia recente, con la Conferenza di Ginevra del 1954 che separa “momentaneamente” il paese all’altezza del fiume Ben Hai…e la conseguente guerra.

Hue, intesa come cittadella antica, e’ difesa da 3 mura di forma rettilinea, ed un quarta che segue il corso del fiume (chiamato “Profumo”) a sud.
Poiche’ il mio ostello si trova a poche centinaia di metri dal centro…ovviamente decido di raggiungerla a piedi. Ecco che basta attraversare il ponte metallico,

uno dei tanti ponti che collegano la citta’ nuova con quella antica e che naturalmente e’attraversata da un mare di motorini come in tutte le citta’ vietnamite, e sono vicino alle mura antiche.
Poco distante mi fermo a mangiare quello che avevo letto essere una specialita’ del posto il ” banh khoai”, un pancake di uova con carne e gamberi da mangiare assieme a sugo di noci, insalata e fico. Buonissimo e leggero.

Continuo la mia passeggiata ed incontro improbabili meccanici all’opera. Come loro in realta’ ne ho visti molti qui in Indocina…


Ma la vera cosa che mi ha colpito (negativamente!!!!) e’ il continuo essere fermato da motorini o riscio’ a pedali che cercano di venderti una corsa da qualche parte. Non riesci a fare 10 metri a piedi in tranquillita’ che qualcuno ti chiede con un inglese stentato “dove vai”, “bici”…oppure “da dove vieni”…io gli rispondo che vengo dal Giappone ma fino ad ora nessuno mi ha creduto, anche se qualcuno si e’ fermato a guardarmi meglio e ci pensa pure!!

Poiche’ sono solo e non ho voglia di spendere soldi per delle guide locali che in una giornata di fanno vedere questo o quest’altro, adoro mischiarmi con quei gruppi di turisti che seguono una guida, pagari facente parte di un tour organizzato. E poiche’ al 99% sono gruppi inglesi, spagnoli o tedeschi…ho praticamente sempre la garanzia di incrociare un gruppo e comprendere cosa dicono. Easy!
Peccato che spesso i turisti che incontro hanno macchine fotografiche per le quali occorre il porto d’armi. La scena tipica e’ che davanti ad un monumento, il tizio al mio lato tira fuori dalla borsa una Canon o Nikon reflex con obiettivo lungo 1 mt…ed a seguire io tiro fuori il mio mitico cellulare Sony Xperia U, con il quale pero’ ragazzi sto mantenendo vivo un blog con foto ad alta definizione e video..o no??!! 😉

Proprio dentro la cittadella incontro un gruppo organizzato di turisti inglesi..e li seguo.
Di fatto la parte meglio conservata e’ proprio la entrata principale, davanti alla torre con la bandiera.


Dopo averla attraversata ci si trova davanti il palazzo reale “Thai Hoa”.


Dietro…l’intera cittadella e’ solo un cumulo di macerie. Frutto del tempo e delle guerre (ultima quella con gli americani che hanno praticamente raso al suolo tutto), oggi i vietnamiti cercano di restaurare quello che deve essere stato l’orgoglio del paese monarchico.

Curioso questo campo da tennis dentro la cittadella imperiale. Nei primi del ‘900 l’imperatore e’ stato influenzato dall’occidete (siamo nel periodo del colonialismo francese) ed ha voluto un campo da tennis per se e la famiglia.

Terminata la visita, prendo un motorino/tassista (rischiando la vita ogni volta…) e mi faccio portare alla tomba del re Tu Duc, la tomba piu’ bella tra quelle esistenti dei re vietnamiti. Costruito all’interno di un bel parco, e’ anche questo oggi un luogo di mattonelle e pavimenti divelti.


In realta’ intorno ad Hue si possono visitare molte altre tombe e pagode in una giornata in bicicletta. Per mancanza di tempo non sono riuscito a vederle.

Di fatto Hue e’ una bella cittadina, ma un turista che ha fame di vedere qualcosa ed apprezzarne la bellezza rimane con l’amaro in bocca. Troppe rovine (o neanche quelle) e non restaurate.
E’ un po’ la sensazione di delusione che devono provare i turisti che arrivano a Roma. Pensano di vedere il colosseo, il circo massimo o i fori imperiali cosi’ come nei film…ed invece trovano solo erba e prato con bambini che giocano a pallone la domenica dove un tempo correvano le bighe.

Oggi e’ appunto domenica (14 Ottobre). Passeggiando per le stradine la sera noto che tutti gli esercizi commerciali e le abitazioni hanno preparato su un tavolino dei fiori, frutta e dell’incenso.


Oggi infatti e’ l’ultimo giorno di Agosto secondo il calendario lunare dei buddhisti e come da tradizione, vengono fatti dei doni alle persone morte ma che non hanno avuto una tomba e per allontanare gli spiriti cattivi…anche dal mio ostello!!!

Il giorno dopo alzataccia. Alle 6 del mattino infatti vengono a prendermi per andare a visitare la DMZ , ovver quella che durante la guerra del Vietnam e’ stata la zona demilitarizzata presso l’ex confine tra il Nord ed il Sud in prossimita’ del fiume Ben Hai al 17esimo parallelo.
Questa infatti e’ stata la zona dove si sono svolte le battaglie piu’ sanguinose.
Con me nel minivan INCREDIBILMENTE una coppia di italiani in viaggio di nozze. Finalmente un copaesano.

Seguendo la A1 direzione nord arriviamo dopo 1 ora e mezza a Dong Ha. Caricata la guida locale continuiamo il viaggio ed approcciamo la “Rock pile”, una montagna sulla quale gli americani avevano piazzato una piattaforma metallica per fara atterrare gli elicotteri. Qui infatti avevano la loro stazione radio.


Arriviamo quindi alla base americana di “Khe Sanh“. Durante la guerra e’ stata per un certo periodo, dal 1966 al 1968, la base piu’ numerosa in termini di soldati americani e sud vietnamiti.
Qui vicino infatti si sono svolte sanguinose battaglie dettate dalla convinzione degli americani (a partire dal presidente Johnson) che i nordvietnamiti stessero intensificando il traffico di merce lungo le Ho Chi Minh Tunnels, ovvero percorsi nascosti tra le montagne e le foreste per trasportare provviste ed armi dal nord ai guerriglieri Vietcong del sud.
In realta’ si scoprira’ in seguito che era un diversivo per distogliere l’attenzione dalla zona di Siagon, dove i nordvietnamiti, passando dal Laos, stavano portando armi dalla Russia per l’attacco finale al Sud.

Oggi della base non rimane nulla. Dove prima doveva esserci la pista di atteraggio oggi ci sono piantagioni di caffe’ (ironia della sorte, l’arte della coltivazione del caffe’ e’ una eredita’ francese…). Hanno ricostruito dei bunker ed hanno costruito un museo. Colpisce vedere come alcune descrizioni fotografiche siano alquanto “sempliciotte” e nettamente di parte.

Dopo altri chilometri di auto (sapevo che il tour sarebbe consistito in molte ore di marcia) eccoci alle Vinh Moc Tunnel.


Durante la guerra sono stati costruiti molti tunnel (uno dei quali sono le Cu Chi Tunnel) per nascondersi dagli americani. Ma queste sono le piu’ grandi sia in termini di lunghezza che di dimensioni interne. Hanno vissuto al suo interno intere famiglie (sono nati anche dei bambini!!) e fungevano anche da punto strategico per le “Ho Chi Minh trails”.

Ci siamo fatti una “passeggiata” al suo interno. Non e’ claustrofobico come le Cu Chi Tunnel, ma l’idea di viverci non mi attirerebbe! E’ sviluppato su 3 livelli fino a 25metri sottoterra!


Uscendo dal tunnel si possono vedere ancora i crateri lasciati dalle bombe americane.

Finita la visita, riprendiamo il minivan e ci dirigiamo verso il mitico fiume Ben Hai, confine naturale tra il Nord ed il Sud.


Il fiume scorre da ovest ad est lungo appunto il 17-esimo parallelo e viene costeggiato dall’autostrada A9 che porta fino al confine con il Laos, quello piu’ trafficato tra i due paesi.
Raggiungiamo un’altra base americana, la “Doc Mieu Fire Base”, dove gli americani avevano installato delle apparecchiature speciali per riuscire a “beccare” gli infiltrati dal nord al sud.
Oggi della base non rimane nulla. Solo case…ed un cimitero di soldati nordvietnamiti caduti durante la guerra. I soldati sudvietnamiti, considerati traditori, non hanno ricevuto una sepoltura.

Termino quest tour ancora una volta con l’amaro in bocca, ma per un altro motivo. Ero convinto di andare a visitare punti storici (nel bene e nel male) per il Vietnam. In realta’ hanno mantenuto intatto poco o nulla.
Pochi i cartelli che indicano i luoghi dove si sono svolti dei fatti ( per trovare quella del fiume Ben Hai anche la guida ci ha messo un po’…), e se ci sono sono minimalisti.
Al contrario di altri paesi tipo l’Australia dove piazzano un cartello ovunque.
Musei scarni e zone militari completamente non riconoscibili.

La sensazione e’ che i vietnamiti vogliano dimenticare quanto sia successo ed andare avanti.
Gli stessi crateri lasciati dalle bombe americane, oggi sono sfruttati: li hanno riempiti di acqua e ci hanno fatto una risaia!!
La stessa guida mi diceva che al termine della guerra molte persone senza un tetto hanno prelevato metallo e quanto potevano dalle basi americane per poter costruire case ed altro, lasciando quindi ben poco ai posteri.

Categorie: Vietnam | Tag: , , | 1 commento

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Un pensiero su “Hue e la DMZ: patrimonio dell’Umanita’ e la guerra del Vietnam

  1. Renata

    E’ un bel reportage, bravo!
    RC

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