Laos: Luang Prapang ed i suoi monaci e cascate

04-07 Ottobre 2012

Dopo 2 giorni di navigazione sul fiume Mekong venendo dalla Thailandia, con una piccola fermata di una notte nel piccolo villaggio Pakbeng, eccomi a Luang Prapang, ex capitale del regno Lao fino al 1560.

Storia:
Il Laos ( il cui vero nome e’ Lao ma a causa della traslitterazione in lingua francese e’ diventato Laos) ha sempre sofferto di dominazioni straniere, dai cinesi ai siamesi fino ai francesi. Nella storia recente infatti, la Francia del XIX secolo conquisto’ dapprima il Vietnam e la Cambogia e poi nel 1893 costrinse il Siam a lasciare i terreni della attuale Laos. La Francia non ha fatto praticamente nulla per questo paese, considerandola solo un Paese cuscinetto con gli altri territori britannici. Ha conquistato la indipendenza solamente nel 1954, dopo la conferenza di Ginevra che decreto’ l’indipendenza anche della Cambogia e la divisione del Vietnam in due stati. Durante la guerra del Vietnam negli anni 60 e 70, il Laos ha permesso il rifornimento di armi e cibo ai Vietcong da parte dei nord-vietnamiti, attraverso dei passaggi nel Laos meridionale ( chiamati “i sentieri di Ho Chi Minh), e per questo gli USA bombardarono pesantemente la zona, scaricando un numero di espolisivi mai visto in nessuna altra guerra precedente. Molte bombe sono inesplose ancora oggi (UXO: unexploded ordenance) e sono la principale causa di morte o mutilamento dei bambini della zona ancora oggi!!! Recentemente ho letto sul Vientiane Times che gli USA investira’ 1.5 milioni per bonificare la provincia di Savannakhet entro Ottobre 2013. Come in Cambogia anche qui il francese non e’ assolutamente la lingua straniera parlata. Pochissimi laotiani parlano una seconda lingua e questa e’ l’inglese. Pertanto, a meno che non parliate il laotiano e non avete la fortuna di incontrare qualcuno che parli qualche parola di inglese, occorre usare il metodo antico del linguaggio corporale.

Dunque, arrivo a Luang Prapang ed a dir la verita’ sono arrivato un po’ spaesato, forse colpa del lungo viaggio in una specie di barca piena zeppa di inglesi/australiani/canadesi/vari altri paesi, che hanno passato i 2 giorni di navigazione a bere alcol con i relativi postumi.

Prendo alloggio con una persona conosciuta in barca, in un ostello vicino al Night Market.
Posto carino e con alla reception una giovane ragazza vietnamita che vive qui da 2 anni ed ha imparato la lingua locale…ma sono ovunque questi vietnamiti!!!

Decido di prenderla con calma. Finalmente sono in un posto dove posso rilassarmi e non stare sempre con lo zaino pronto per la prossima destinazione.
Cosa c’e’ da vedere a Luang Prapang, luogo dichiarato eredita’ dell’Umanita’ dall’ Unesco?

Beh, di fatto la cittadina non offre particolari bellezze.
Spinti dal turismo, sono comparsi come funghi una miriade di bar (uno effettivamente bello si chiama “Utopia”), ristoranti e locali dove i ragazzi occidentali (o “falang” come vengono qui chiamati) vanno a bere o a mangiare il cibo occidentale.                                                                                                                            Se non mangiano hamburger poverini stanno male.
E’ vero anche che per fortuna ancora esistono posti dove si puo’ ancora mangiare il cibo locale sui tavolini fuori in strada. Un esempio e’ il “Food market”, una piccola traversina della strada principale, non si puo’ non vederla.

E’ piu’ che altro la natura intorno che e’ impressionante. Qui puoi fare di tutto, dalle passeggiate nella giungla, al bagno in cascate stupende, ad escursioni di piu’ giornate in bicicletta dormendo in villaggi locali, raccogliere il riso facendo volontariato.
Ma sono i dettagli che mi hanno affascinato.

La visita al museo reale, ex residenza del re ed oggi museo.

La bellissima collina Phusi che ospita un piccolo tempio e da cui si puo’ ammirare il tramonto sul fiume Mekong.
Bisogna farsi centinaia di scalini, pagare un biglietto di 3000 kip (circa 0,3€) ed arrivare sudati fradici. Ad aspettarti ci sono una miriade di persone e visti gli spazi stretti e’ difficile vedere bene il tramonto.

Ma facendosi (gentilmente) spazio..qualcosa riesci a vedere.

Un normale temporale monsonico, che costringe tutti a ripararsi sotto i tendoni delle bancarelle del Night Market che ogni giorno occupano dalle 17 alle 22 la via principale proprio ai piedi di Phusi e davanti al museo del palazzo reale (un po’ come il mercato di Porta Portese a Roma ma piu’ piccolo e giornaliero, un vero esempio di quick change over!!!).

  

Strade allagate (io avevo quasi perso una ciabatta che galleggiava a pelo d’acqua all’altezza del mio polpaccio)…ma chi se ne frega e’ bello cosi’.

Un giorno decido di noleggiare uno scooter (10€/giorno..molto piu’ caro che a Chaing Mai!!) e di addentrarmi per i villaggi intorno, allontanandomi dal turistico paese. Lungo il mio cammino riconosco una maglietta e sgrano gli occhi!! Fermo il tizio e gli dico:”I Italy”, e lui con un inglese storpiato “I Laos”.
Mitico.


Mi addentro per strade impossibili e scorgo scenari bellissimi sul fiume Mekong,

piccoli monaci che passeggiano con un ombrellino per non bruciarsi la zucca pelata

oppure che fanno il bagno sul fiume.

Gente in motorino con carichi impossibili,

barbieri lungo la strada, donne in motorino che i coprono dal sole con l’ombrello

venditori improbabili del whiskey di riso local..magari con il serpente dentro!!

A proposito di monaci, mi avevano raccontato in ostello che ogni mattina presto gli abitanti del luogo offrono il cibo ai monaci ed ai loro apprendisti.
Questi infatti mangiano 2 volte al giorno, colazione e pranzo, solo il cibo loro offerto (non offrire cibo comprato nei negozi..deve essere genuino).
Decido di farmi forza e mettere la sveglia alle 5 del mattino. Buttato giu’ dal letto mi dirigo verso il tempio. Con mio grande stupore vedo che questo evento e’ diventato un modo per raccogliere soldi. Non faccio in tempo ad arrivare che una signora insiste nel vendermi delle banane da poter offrire ai monaci, come se fossero delle noccioline da dare alle scimmie nel circo…ma siamo pazzi? Mi giro, e vedo un cartello che publicizza la raccolta delle lemosina.


Oltre a me infatti ci sono altri turisti che con macchinetta fotografica in mano sono pronti ad immortalare l’evento e metterlo su Facebook…alcuni addirittura si sono seduti con i locali per offrire del cibo….mah.


Quando pero’ vedo la processione arancione di monaci avvicinarsi in silenzio ed ordinatamente, il clima intorno assume un non so che di affascinante. Bello vedere la devozione degli abitanti verso queste persone.

Dopo mezz’ora tutto finito. Faccio colazione a base di noodles di riso, mi faccio preparare per pranzo un panino nel mercato della strada da una simpaticissima signora

e decido di andare alle cascate di Tat Sae. Se non volete andare con una escursione organizzata (e non ve lo consiglio), prendete un tuk tuk per la giornata e godetevi lo spettacolo. Dopo 30km di viaggio si arriva in un punto del fiume Nam Khan, si attraversa la sponda con una barchetta

..e finalmente eccoci qui.


Le cascate si sviluppano su 7 livelli ed e’ possibile farsi il bagno.

Sono bellissime.

 

Se volte potete anche fare un giro con gli elefanti…per 10€ potevo lasciare persa l’occasione di fare mezz’ora di bagno con loro nelle cascate?

Ovviamente no!!

Diciamo pero’ che il mio elefante era particolarmente attratto dall’altro…mettendomi in una situazione diciamo imbarazzante 😉

Ma un’altra sorpresa e’ stata la cascata di Tat Kouang Si.


E’ piu’ distante dell’altra, occorrono buoni 45 minuti ed il modo migliore e’ andare ancora una volta in tuk tuk. Lasciate perdere le agenzie che vendono pacchetti di 1 o piu’ giornate in giro per le cascate.
Presentatevi la mattina sulla strada principale per prendere un tuk tuk condiviso con altre persone, magari che non conoscete. Non vi preoccupate di cercare molto…saranno i tuk tuk a trovare voi.

 
Costo onesto 5000 kip a persona.
Gia’ il viaggio verso le cascate merita il costo…si passa attraverso paesini sperduti, con musica assordante a tutto volume nei bar dei villaggi, con altri negozi improbabili per chissa’ quale cliente che passa per di li’.
All’ingresso delle cascate cosa vedo? Una riserva di orsi!!! E chi se lo aspettava. Orsi asiatici ed orsi malesiani che se la dormono in posizioni assurde, che giocano o che mangiano.


 

Dopo aver goduto di questi bellissimi animali, ecco le cascate. Sono anche qui sviluppati in piu’ livelli ma il tutto parte dalla cascate principale alta centinaia di metri.

E’ possibile fare un bagno..e lanciarsi da una fune tipo tarzan. Va beh anche io l’ ho fatto ma il mio stile non e’ stato dei migliori!!


Torno dalle cascate, il tempo di farsi fare un massaggio Lao (eh beh..potevo fare quello thai e non quello lao??), prendo il borsone e vado alla stazione a prendere il mio bus per Vang Vieng.

Chi ti incontro lungo il cammino?? Dei ragazzi canadesi conosciuti a Chiang Mai (Thailandia) durante una escursione. Sono appena arrivati. Qui e’ cosi’. Ogni giorno incontri di nuovo le stesse persone che magari hai conosciuto in un altro paese, o nel viaggio notturno in bus, o in barca sul Mekong attraversando il confine. Tutti fanno piu’ o meno lo stesso giro in Indocina. Bello.

Ero arrivato a Luang Prapang scettico, pensando che il posto non offrisse molto.
Invece parto per Vang Vieng triste, dopo aver assaporato 4 giorni di pura tranquillita’ in questa splendida localita’: cascate, foreste, localini lungo il fiume, gente sorridente, colazione a base di noodles di riso, il caffe’ Lao, la birra Lao…

L’autobus notturno per Vang Vieng (con destinazione finale Vientiane, la capitale) costa 17,000 kip ed il viaggio dura circa 6 ore, quindi meglio prendere uno sleeping bus VIP, con letto e coperte e cena inclusa!!

Anche perche’ c’e’ gente che si fa il viaggio seduta!!


Combinazione vuole che alla stazione centrale dei bus, facevano vedere alla tv una partita di calcio della nazionale Lao contro la Cambogia!! Appena mi siedo per vederla con dei ragazzi locali il Laos segna…sono diventato il loro portafortuna!!

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