Arrivo in Vietnam: Siagon (HCMC) e le Cu Chi tunnels

21-23 Settembre 2012

Il viaggio in Vietnam inizia ad Ho Chi Minh City (HCMC), chiamata ancora Siagon, nonostante sia stato cambiato il nome dal 1975 in onore al leader politico della resistenza vietnamita Ho Chi Minh.



Rispetto al piano iniziale, ovvero di visitare il Vietnam da sud a nord, poi Laos, Thailandia e Cambogia, cambiero’  rotta.

Questo perche’ mi sono reso conto che il tempo sulla costa o comunque vicino al mare, risente ancora del periodo delle pioggie, mentre l’entroterra no. E poi..per riuscire a venire a trovare Carlo a Phnom Penh, oramai abitante ambientato della capitale cambogiana.
Quindi, per strano che possa sembrare, da Ho Chi Minh risaliro’ verso la Cambogia, poi Thailandia entroterra, Laos, di nuovo Vietnam dal nord al sud, di nuovo Cambogia (solo Phnom Penh), ed inifine la isola thailandese di Koh Phangan.

Eccomi dunque ad HCMC.
Considerata dagli stessi locali come citta’ pazza per il numero di motorini (chiamati sempre “honda”, anche se di una honda non si tratta..), ma sopratutto per il modo in cui guidano.
A parte le regole stradali non rispettate…qui manco hanno fatto la fatica di mettere la segnaletica orizzontale/verticale.

Il Vietnam e’ un paese in rapido sviluppo economico, nonostante sia governato da un partito unico comunista (ricorda nulla in russia questo??).


Ha sempre sofferto l’occupazione di un paese straniero, dalla Cina, al Giappone e non ultimo dalla Francia per piu’ di 100 anni fino al 1954, anno in cui dalla Conferenza di Ginevra ne esce un paese diviso (in corrispondenza del fiume Ben Hai) da fazione comunista del nord e quella capitalista del sud.
Il resto e’ storia della famosa guerra del Vietnam che si conclude nel 1975, anno in cui il paese diventa per la prima volta veramente indipendente ed unita dopo secoli di oppressione.
Tutto cio’ si puo’ percepire parlando con i vietnamiti stessi e come loro si definiscano un paese giovane e finalmente libero dal “nemico” (parole testuali usate da piu’ persone).
Della occupazione francese i vietnamiti sembrano voler eliminare ogni traccia, hanno cambiato i nomi delle strade ed il francese, nonostante 100 anni di presenza, non e’ assolutamente una lingua parlata o studiata a scuola. Solo alcuni anziani lo parlicchiano un po’.

HCMC merita non piu’ di 1 giornata. Citta’ commerciale caotica e non particolarmente bella. Un must pero’ e’ la visita al museo della guerra vietnamita

ed al palazzo del presidente, mentre invece Chinatown ed il mercato lasciatele stare, non meriano.
Nel museo vengono mostrate scene di guerra ed armi usate contro il popolo vietnamita, con focus sopratutto sugli effetti devastanti delle armi chimiche usate dagli americani (la dioxina).
Quello che mi sorprende e’ come mostrino certe fotografie ricche di violenza (anche carnale) senza alcun problema e tantomeno senza alcun avviso all’ingresso.
Comunque, il risultato e’ che sono uscito da li’ con un magone…

Il palazzo del presidente e’ un enorme edificio anni 70, ricostruito essendo stato distrutto durante la guerra vietnamita. Ormai usato come museo per i turisti.

Passeggiando per le vie della citta’, pero’, si scoprono e vedono delle cose assurde. Proprio lungo la via principale, la Pham Ngu Lao street dove si trovano la maggior parte dei backpackers ed agenzie di trasporto/escursioni, nel parco ad un certo punto sento musica latinoamericana. In Vietnam???!!
Incuriosito mi avvicino e sotto un gazebo vedo un ragazzetto vietnamita che con tanto di microfono batte il tempo ed i passi del cha-cha-cha ad un gruppo di uomini ed adulti…
Dopo poco sento venire dietro di me della musica che assomiglia alla polca, mi giro e vedo sotto un altro gazebo una ventina di coppie diciamo “mature”, ballare con musica a cannone.
Ma in che citta’ strana sono finito??

Va bene, vista HCMC, prossima tappa e’ andare alle Cu Chi tunnels, a 70 km da HCMC.
Con un gruppo organizzato si parte con il bus ed in meno di 1 ora si arriva.
Lungo il percorso ti obbligano praticamente a vedere una fabbrica/negozio di lacquer tree, secondo il metodo tradizionale di produzione locale. Non compro nulla (mi sento sempre una preda quando fanno cosi’) ma mi godo da buon ingegnere il metodo manuale di produzione. E scopro anche che i disegni realizzati in fondo in fondo non sono originali…ma una copia di artisti europei 🙂

Le Cu Chi tunnels sono in una zona del Sud Vietnam, a pochi chilometri dalla Cambogia, in piena foresta. Cuore della resistenza vietnamita, per assurdita’ delle cose era anche vicinissima alla base operativa degli americani, ovvero Siagon.

Qui il tour di permette di vedere da vicino le gallerie usate dai vietcong all’interno delle quali ci vivevano e dove si rifugiavano in caso di attacco.
Ti permettono anche di entrarci dentro passando per una serie di possibili entrate ed uscite…ovviamente l’ho provato, ed e’ claustrofobico e si muore di caldo!!!


Ti mostrano anche le trappole adottate per ferire od uccidere il nemico, ovvero in questo caso gli americani.


E’ veramente brutale.
Alla fine del tour, ti danno (a pagamento) la possibilita’ di sparare con uno dei fucili usati dai vietcong, forniti dai russi.
Ti vendono anche souvenir a forma di pallottole o bombe a mano!!!!!!

L’esperienza e’ comunque da fare, ma quello che ho notato ancora una volta, come anche dopo il museo della guerra ad HCMC, e’ come i vietnamiti parlino degli americani come il nemico sconfitto, usando espressioni tipo “i nostri guerriglieri hanno cacciato il nemico od oppressore americano”, e frasi similari.
Insomma, il ricordo della guerra e’ ancora molto fresco, rimarcato dal fatto che e’ stata la prima vittoria di un paese piccolo orientale contro una potenza occidentale.

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